La 49esima puntata di Tolleranza Zoro, in piena par condicio – tra volti che non si vedono e parole che non si dicono, la sintesi degli ultimi giorni politici (in una versione di circa tre minuti più lunga di quella andata in onda su Rai Tre a Parla con Me). Scrive Diego sul suo blog: “Di forma e sostanza, di viola e giallo, di par condicio e interpretazioni, di decreti, liste e panini, sregolati e spiazzati verso il voto, senza possibilità di ricorso alcuno“.
Circolo Pd Niccolò Ammaniti (questa arriva dopo un po’)
Diego, Berlusconi con la conferenza stampa a difesa del pastrocchio liste è ufficialmente sceso in campo nel Lazio. Io ho paura. - Circolo Pd Niccolò Ammaniti
Pure io, un bel po’, ma non tanto dell’esito elettorale in sé che fino a poche settimane fa davo per scontato in negativo (ma che al momento, inutile negarlo, per quanto concerne il Lazio vede il centrosinistra nell’atto di tirare un rigore a porta vuota), quanto di quello che precederà quell’esito, di come ci arriveremo, sopportando cosa, a quale prezzo.
Berlusconi sul Lazio ci sta mettendo la faccia e quando lo fa, è cosa nota, per raggiungere l’obiettivo è pronto a tutto. Per esempio, il fatto che sia lui in prima persona a gestire i travasi di voti di preferenza dalla lista bocciata a quelle superstiti, scoperchia una ridda di ipotesi su abbinamenti, compensi e risarcimenti agli esclusi da far spavento. Il verbale declamato in conferenza stampa sui presunti soprusi subiti da Milioni e socio da parte di radicali, forze dell’ordine e magistrati al momento della consegna delle liste, fa ridere per qualche secondo, ma gela subito dopo, soprattutto quando dice “questa è la verità dei fatti”, “democrazie popolari comuniste”, “daremo una lezione alla sinistra”, ecc. ecc.
Non è vero, come dice Bersani, che il partito del predellino al primo curvone ha sbandato. E’ vero però che lo scontro di piazze non s’era mai visto prima, e che se per il 13 marzo più d’un parlamentare del centrosinistra sembrerebbe propenso a defilarsi per impegni inderogabili, Berlusconi ha già precettato tutti i suoi con una lettera ad hoc che non ammette assenze. Se si è arrivati a tanto, anche se ci siamo abituati a tutto e siamo sempre pronti ad abituarci al peggio, aver paura è indice di vitalità.
[su Il Riformista, anche sul blog di Diego]
La creatività autar…che?
Grazie a Maurizio Boscarol che per Apogeonline ha scritto una intervista a due dajisti che son rimasti col cerino più piccolo e hanno provato a raccontare cosa è stato, cosa rimane e cosa può sempre ridestarsi – sopito sotto la cenere digitale – della gloriosa Fondazione qui presente. Che pur moscetta è pur sempre e appunto una specie di spaventapasseri, che alla prima cazzata o colpo d’ala che gli gira magicamente potrebbe ridestarsi.
Microdaje del 02/03/10
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L’intervista del momento? Quella finta di Libero a Roth. Finché non è uscita quella vera di Apogeo alla Fondaje http://tinyurl.com/yfdhwtz [FondazioneDaje]
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Sono solo canzonette
La quarantottesima puntata di Tolleranza Zoro parla di “Festival e Dopofestival, di Pd e nazionalpopolare, di giovani dentro e giovani fuori, di animatori e passerelle, di ricchi e poveri, di canzoni e dibattito, di principi e amici, suonando con il paese reale, nella speranza di non stonare“. Una versione monstre, una specie di piccolo documentario, spezzato in tre parti: prima parte, seconda parte, terza parte.
PRIMA PARTE
SECONDA PARTE
TERZA PARTE
Circolo Pd giovani fuori. Flash mob o volantinaggio?
Caro Zoro, di ritorno da Sanremo, mi sapresti dire quali sono state secondo te le iniziative politicamente più azzeccate del Pd, dato il contesto? – Circolo Pd Giovani Fuori
Ragionare col senno di poi è sempre più semplice, ma stavolta, anche e soprattutto sul momento, farsi un’idea di cosa stesse funzionando e cosa invece incidesse meno, era particolarmente evidente. Quanto dalle sensazioni diffuse riscontrate in loco sia destinato a rimanere come monito per prossimi salutari bagni nazionalpopolari non si sa, ma non appuntarsi a mo’ di benefica eccezione l’orgogliosa performance dei Giovani Democratici in quel del Ponente Ligure, sarebbe miope bullismo. La testimonianza sanremese di quell’organizzazione politica che in un recente passato ha seriamente rischiato di chiamarsi Young Democrats, si è così caratterizzata: pregni e poco affollati dibattiti pomeridiani nello spazio del Dopofestival (spazio logisticamente distante dal “business core” della vita sanremese e come tale irraggiungibile occasionalmente dal turismo festivaliero), e attività collaterali volte a mischiare caciara e fiera propaganda nel resto della giornata, in città, gomito a gomito con fan del Principe e dei Tokio Hotel, stampa e tv. Ciò che qualche innovatore della comunicazione potrebbe chiamare “flash mob” e qualcun altro potrebbe riduttivamente definire “volantinaggio”, è stato uno dei momenti più significativi della mia personale tre giorni. Distribuire fiori e volantini contro la crisi accompagnati da una marching band di fiati o da una mandria di percussionisti brasiliandi di Poggibonsi è stato tanto rumoroso e fastidioso per l’istituzione canora (con grandi momenti d’orgoglio quando il panico percussionistico ha di fatto impedito a suon di musica le dirette da Sanremo di Radio2, Radio Norba e Rtl compresenti nello stesso piazzale) quanto sano e fertile per il famoso bagno nel nazionalpopolare e nel diverso da sé auspicato da Bersani. Finire nei tg della sera, nelle cronache di giornata e nelle tasche dei passanti (sperando di alloggiare anche nei loro pensieri presenti e futuri) non è mai stato così semplice.
[Da la Posta di Zoro, su Il riformista, anche sul blog di Diego]
Microdaje del 26/02/10
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se le dimensioni contano questa sera non perdete Tolleranza Zoro a Parla con me. 14 minuti tra fiori, Bersani, Sanremi, Pupi e Tokio Hotel [FondazioneDaje]
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Toto Cutugno è un diversivo
Quella qui sotto è la cronaca che ha fatto Diego sul suo blog, dell’incontro troppo ravvicinato con Corona e Belen (con appunto il diversivo di Toto). Alcune immagini di quanto raccontato dovrebbero andare in onda stasera a Parla con me, in un’anticipazione del video sul Festival (previsto per giovedì), nella puntata speciale con Elio e le Storie Tese.
Caro Zoro, ma è vero che sei andato a Sanremo a seguire il Pd che s’incontra col paese reale? Cosa si stanno dicendo? Dove s’incontrano? – Circolo Pd YouBelen
Toto Cutugno è un diversivo, lo si capisce subito. E però ormai sono almeno quaranta minuti che siamo davanti al ristorante di pesce e non succede niente, e qui la gente impazzisce anche per Marcello di Antonio e Marcello (che tra una foto e l’altra sembra dimenticare di dover rientrare a pagare il conto), figurarsi per un italiano vero.
E siccome l’italiano vero è di tutti, proprietà condivisa, bene inalienabile, ognuno di noi ha diritto ad almeno un brandello di cutugnità, ce lo siamo meritato negli anni, è nostro diritto. E poi, se Belen e Corona sono ancora dentro a quel ristorante a sorseggiare caffè, a farsi zoomare attraverso le tende che danno sulla strada mentre qualcuno comunica loro che il popolo italiano gli ha preferito il Principe Savoia, il merito è pure suo. E però il popolo italiano ha ripescato Savoia, me lo ha confidato Giletti, che a passo svelto fa da fiero messaggero di buone notizie per il casato.
Quando Toto esce con gli occhiali da sole e l’orecchino che brilla, un tizio gli va sotto la scucchia, e brandente microfono gli urla: “dicci qualcosa, sono di Spoleto!”. Toto si ferma, e ricorda quella volta che in Umbria.
Altri dieci metri e un uomo lo blocca e implora “Toto, noi siamo di Otranto!”. Cutugno resetta la memoria, e torna a quando quella volta a Otranto, o giù di lì, che tanto è uguale. Poi scappa verso l’Ariston, e quando è ormai lontano addirittura venti metri, che altrove sono niente ma qui sono l’abisso, uno di quelli che lo aveva fermato e fotografato, perplesso chiede all’amico “ma chi cazzo era quello?”.
Ma Toto Cutugno è un diversivo, è troppo evidente, e noi abbiamo abboccato. Con le nostre telecamerine dalle batterie insufficienti per reggere la sostanza dell’urto di troppa apparenza, con le macchine d’autografo e le penne digitali, abbiamo mollato la postazione. Rapidi, riscendiamo verso il ristorante, e un’aragosta triste, una di quelle che prima o poi sarà votata per finire nel souvenir da festival di avventori in vena di ripescaggi, dall’acquario ci fa segno che non ci siamo persi niente.
Belen e Corona hanno tempo, Belen e Corona sono il tempo che fa, qui a Sanremo. E noi lì fuori, noi testimoni del paese reale, noi che facciamo finta di no ma siamo paese reale soprattutto quando pensiamo di poterlo prendere per il culo, noi con le spillette di Enrico Ruggeri sul cappello (che c’è anche lui nel ristorante) e l’autografo di Marcello stretto nella tasca, noi che due signori che passano ci guardano e si dicono “a me più che quelli dentro so questi fori che me fanno pena”, aspettiamo.
Corona s’accende la sigaretta, serra la mandibola e tranquillamente incazzato esce. Ci vuole allenamento ad essere incazzati così, tenacia, calma e sangue freddo; c’è il rischio di dimenticarsene di essere incazzato, e di mandare all’aria tutto. Ma Corona è un professionista, siamo tutti lì per lui, soprattutto i maschi eterosessuali, per i quali Belen è solo un pretesto.
Belen, perfetta, segue il suo uomo. E volano sedie e tavolini, tutti calpestano tutto tranne Belen e Corona, che sospinti da pattini invisibili prendono metri guardando avanti, senza sorridere mai, pensando al futuro, al destino, alla vita, e a tutti noi stronzi che per loro, ora, faremmo di tutto. Nel pogo collettivo mi ritrovo all’improvviso dove tutti vorrebbero essere: dietro a Belen.
Strap, statastrap, parastrap!
Qualcosa s’incaglia, s’impiglia, s’aggancia sotto le mie scarpe. Belen, all’improvviso, si blocca. La folla inchioda come una Ferrari che decide all’improvviso di fermarsi al semaforo. Fa caldo, ma sento freddo, perché ho capito. Denudare Belen è fantasia ricorrente, ma al dunque, quando stai per farlo senza saperlo, ti fa sentire incredibilmente in pericolo.
“Per favore”, mi dice calma guardandomi come si guarda l’ultimo dei maniaci tristi, “per favore”, ripete divamente scojonata. Trattengo il respiro, non dico niente, ho paura, alzo i piedi.
E si riparte. Verso la Porsche di Corona, che monta alla guida senza poter guidare, tanta è la folla che gli urla “Corona spacca tutto! Corona picchia tutti!”. Belen s’accomoda nervosamente mentre un tizio la ringrazia confessando: “a Belen, un paio te l’ho dedicate!”. Intorno in tanti fanno sì con la testa.
E’ lì che una signora bionda si spalma sul cofano e guardando negli occhi Corona, occhi che pensano al domani, al futuro, alla
galera, al destino e a tutti noi stronzi che saremmo disposti a farci arrotare dalla sua Porsche pur di portare a casa un ricordo, gli urla isterica “non è così che si parcheggia! non è così che si parcheggia! bastardo!” Senza sgommare, lentamente, la macchina scivola via.
Storditi e ubriachi da tanto fantastico niente, ci guardiamo tutti raccontandoci i nostri attimi, i nostri personalissimi, irripetibili, unici momenti di dolce vita. Si condivide, si ride forte, si sniffano piste d’adrenalina, ci si distrae un amen, e l’onda, più che un’onda una risacca, riparte.
Sta arrivando il Principe ripescato. Che è contento e ringrazia l’Italia lì per strada, come può, come sa. E’ ora di andare. Tra poco, a qualche centinaio di metri troppo lontani da tutto ciò, c’è il dopofestival del Pd.
Che qualcuno racconti loro tutto questo.
Da la posta di Zoro, n.79 (dal Riformista di oggi)
Emma e Renata, verso Sanremo
Ecco la 47esima puntata di Tolleranza Zoro, andata in onda giovedì a Parla Con Me, su Rai Tre. Dalle primarie in Puglia alla sfida del Lazio, che vede Emma Bonino (radicale che flirta coi cattolici) contrapposta a Renata Polverini (sindacalista di destra che appoggia le coppie di fatto). Un video in apnea – di cui scrive anche Diego sul suo blog: “Di alleanze e delusioni, di Emma e Renata, di giretti e mercati, di porti e sacri selci, verso Sanremo, perché il Pd è sempre il Pd”.
Tutto il resto è Italia
E’ anomala la 46esima puntata di Tolleranza Zoro, andata in onda giovedì a Parla Con Me, su Rai Tre. E’ il racconto degli ultimi giorni di campagna elettorale delle primarie in Puglia, un vero e proprio piccolo reportage – e dura più di dieci minuti, cosa che ha costretto Diego Bianchi a dividere il video in due parti (prima e seconda), per poterli caricare sul canale di YouTube. Ecco come lo racconta Diego sul suo blog: “Di Puglia e primarie, di Vendola e Boccia, di gente sola e in compagnia, di popolo e politica, di politica e popolo, verso Sud, ripartendo da Sud”.
Prima parte
Seconda parte
In più, la posta di Zoro
(visto che è in tema, uscita sabato su Il Riformista, la rubrica completa sul blog di Diego)
Caro Diego, ho visto che sei stato in Puglia nei giorni delle primarie. Che impressioni hai avuto una volta sul posto? Era prevedibile un risultato del genere? – Circolo Pd Tanto A Poco
Sì, un risultato del genere era prevedibile, era nelle cose, nei fatti, nelle facce delle persone che non vedevano l’ora di votare, anche e forse soprattutto in quelle di chi sosteneva Boccia, anche in quella di Boccia stesso. Non ci voleva molto, davvero sarebbero bastate poche ore di iniziative elettorali per respirare l’aria che tirava e ossigenarsene. Mai come stavolta, e sì che di precedenti anche recenti ce ne sono stati, chi guida il Pd è stato tanto lontano da chi il Pd lo vota, da chi fa sempre più fatica a capire la differenza che passa tra voglia di contare nella società e voglia di contarsi sulla carta preventivamente per poi scoprire di aver fatto male i conti.
Non so cosa succederà a marzo, nessuno può saperlo ora, ma di certo c’è che chi ha votato Vendola, al di là della propria preferenza partitica, è convinto di vincere anche a marzo, e di convincere chi, se dovesse seguire i propri leader di riferimento, sulla carta non dovrebbe votarlo. Che poi fare politica dovrebbe essere soprattutto questo, riuscire a convincere delle tue ragioni, preferibilmente sulla base dei fatti, chi non la pensa come te.
Il tassinaro che lunedì m’accompagnava all’aeroporto di Bari ascoltava eccitato le notizie sulla vittoria di Vendola alla radio, gasandosi per le imbarazzanti percentuali. Lui aveva votato Vendola il giorno prima, alle regionali di cinque anni fa, alle primarie di cinque anni fa, e rivoterà Vendola a marzo 2010. Per il resto, ci ha tenuto a dirmi, vota Fini, Alleanza Nazionale prima, Pdl poi. A lui dei partiti interessa poco. Valuta le persone, i fatti, le ripercussioni sul suo lavoro, sulla sua vita, sulla sua città. E come lui molti altri. Il bello è che il merito di tutto ciò (di una giunta che per i suoi cittadini ha ben operato) è anche e per certi versi soprattutto del Pd-Pds (che di quella giunta ha fatto parte).
Roba da andarne fieri ed orgogliosi per molto, se solo il Pd fosse un partito normale. [...]
Microdaje del 22/01/10
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Si mormora in Fondaje di un ospite misterioso stasera sul divano rosso, dopo la Pandolfi, con un videino sul Pd delle Nevi. [FondazioneDaje]
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Bonina La Prima
Ciao Zoro, ti ho visto alla Direzione regionale del Pd del Lazio di qualche giorno fa. Che impressione hai avuto? – Circolo Pd Bonina La Prima
Sono andato senza sapere bene cosa aspettarmi. In mattinata avevo letto su Repubblica un’intervista a Roberto Morassut nella quale diceva abbastanza chiaramente di voler fare le primarie per il Lazio, che tempo in fondo ce n’era, e che il metodo che stava portando la Bonino a candidarsi non era democratico; tanto mi bastavaper temere momenti di caciara pugliese difficilmente giustificabili per chiunque avesse un po’ d’amor proprio.
All’ingresso vari capannelli di rappresentanti locali di questa e quella mozione congressuale s’accordavano su qualcosa, non so cosa, comunque s’accordavano, inciafrugliando e impicciando alla luce delle telecamere, tanto alla luce da sperare fosse a fin di bene. E così è stato.
Alla presenza dell’esploratore Zingaretti, il segretario Mazzoli ha presentato la candidatura Bonino ai presenti con tanto di quell’ardore da far cadere addormentato più volte Migliavacca, lì presente in qualità di “compagno del nazionale venuto a vigilare sui lavori”. Quando poi è intervenuto Morassut, l’intervista del giorno stesso è parzialmente rientrata. Ha ammesso che per le primarie è ormai tardi, ma insomma, non è così che si sceglie un candidato. Poi è stata la volta di Michele Meta, della mozione Marino, come ha più volte ricordato ai più distratti (mi chiedo per quanto tempo ancora andranno avanti con i biglietti da visita delle mozioni congressuali), il quale, oltre a ripetere a mo’ di mantra che per battere la Polverini ci sono ben 90 giorni (qualcuno gli dica che se va a votare tra 90 giorni troverà solo bidelli e scolaresche), ha detto che la Bonino è fichissima però comunque non è così che si sceglie un candidato. Col braccio ingessato è infine arrivata la Costa, che in quanto cattolica ha detto che lei e quelli come lei detteranno alla Bonino condizioni chiare e imprescindibili affinché rappresenti anche quel mondo lì, quello cattolico cattolico, e insomma, nel caso non si fosse capito, non è così che si sceglie un candidato. Ecco, lo dico anche io: non è così che si sceglie un candidato, anche perché il culo non sempre t’assiste.
Tuttavia, ignorando le modalità ufficiali di selezione della candidatura di Rutelli, mi resta forte la curiosità di sapere quale sarebbe stato il candidato scelto dall’ampia, collegiale e democratica discussione di cui tutti hanno lamentato l’assenza. [...]
[Da Il Riformista di sabato. Il resto sul blog di Diego]
Il Pd in miniatura
La quarantacinquesima puntata di Tolleranza Zoro, l’undicesima per la nuova edizione di Parla con me, in una versione di pochi secondi più lunga rispetto a quanto andato in onda. Ecco come la presenta Diego nel suo blog: “Di segretari di ritorno, regioni e candidati, di esploratori e primarie, di andare a ballare in Italia, magari per rimanerci, mettendo insieme i pezzi”
Microdaje del 15/01/10
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In Fondaje non si parla d’altro. Prima di Parla con me su Rai3, Zoro parlerà di internet con Riotta e Negroponte a 8e1/2 su La7. Parliamone [FondazioneDaje]
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Ma tu cosa ne pensi di questa nuova meravigliosa figura dell’esploratore democratico?
Ciao Diego, ma tu cosa ne pensi di questa nuova figura dell’esploratore democratico? Hai capito concretamente Boccia e Zingaretti cosa abbiano fatto? – Circolo Pd Vasco de Gama
L’esploratore democratico in effetti mancava alla galleria di cariche e profili che in questi due anni si sono affastellati nel Pd. Se si pensa che quella dell’esploratore è mansione totalmente antitetica nella sostanza alla mai troppo apprezzata e sempre temuta prassi delle primarie (un uomo indicato dal partito individua il candidato migliore anziché farlo scegliere dal corpo elettorale del partito stesso), davvero risulta difficile capire, e poi metabolizzare, quale sia la schizofrenica logica che guida la selezione della classe dirigente. Inoltre, il cappello d’esploratore messo in testa a Zingaretti (incaricato di trovare qualcuno che gli levasse di torno definitivamente la questua di fan adoranti che lo reclamano ogni volta si voti per qualcosa intorno al G.R.A) e Boccia (incaricato di trovare qualcuno che lo convinca di essere l’uomo giusto per prendere un’altra tranvata da Vendola) è cosa quanto meno bizzarra, per non dire offensiva, agli occhi di chi ha partecipato alle primarie del 25 ottobre. Oltre ad eleggere Bersani, le primarie erano servite anche ad eleggere svariati segretari regionali, tra cui Mazzoli, nel Lazio, e Blasi, in Puglia. Ora, un segretario regionale fresco di mandato popolare, se non viene giudicato idoneo a ricevere il mandato di esplorare nel partito e intorno al partito della sua regione, che mandati potrà mai ricevere in futuro? E che autorevolezza potrà mai avere sul territorio? Fossi uno di loro, ora come ora, esplorato nell’intimo per ragioni di forza maggiore, mi sentirei più in imbarazzo che se mi passassero addosso un body scanner.
(da Il Riformista di oggi)
Climatizzati
Caro Zoro, va bene abbassare i toni e sentirsi tutti responsabili del clima d’odio che c’è. Ma è indubbio, come dice bene Cicchitto, che non si può dire siamo tutti uguali, e che ci sono alcuni più responsabili di altri. Disturbare le manifestazioni altrui, per esempio, è un’inciviltà, e questo lo fa solo la sinistra. – Circolo Pd Clima Iodio
Se ce l’avessero detto due settimane fa che la parola “clima” sarebbe stata una delle più pronunciate dai politici nostrani in concomitanza con il vertice di Copenaghen, non ci avremmo creduto ma l’avremmo considerata una piacevole conseguenza di un’episodica eco ambientalista. E invece il clima non c’entra niente, odio e amore rivaleggiano ipocritamente lanciandosi strali da pulpiti incredibilmente senza vergogna. La ricerca di concordia annunciata negli intenti natalizi dei più porterebbe a concludere che Tartaglia sia riuscito laddove ha fallito Napolitano, ma così non è, e basta poco a capirlo. Basta pranzare intorno alle 14, vedere un salotto televisivo a caso di quelli che con buona pace di ogni confusione d’interessi ancora spostano voti, e ascoltare Patrizia De Blanck e Justin Mattera dire che no, loro non perdoneranno mai Tartaglia, il tutto al cospetto di Capezzone, Alessandra Mussolini e Paola Concia che fanno sì e no con la testa. E la colpa di questo clima che porta a non perdonare è solo nostra, nostra di noi di sinistra, che nell’immaginario collettivo della libertà eravamo tutti in piazza Duomo a contestare Berlusconi.
Che se solo quei 100 avessero fatto altro quella sera, a Cicchitto sarebbe toccato prendersi qualche responsabilità. E alla De Blanck perdonare. E invece niente. [...]
[Da il Riformista di sabato, anche sul blog di Diego]
L’amore vince mpre
L’ultima puntata dell’anno a Parla Con Me, la quarantaquattresima di Tolleranza Zoro: nessun “indicatore luminoso”, le parole mozzate – che pretendono di essere tali senza se e senza ma – si rivelano nude: nza nso. Presenta il video Diego nel suo blog: “Di attentati e souvenir, di clima d’odio e mandanti morali, di parole che girano, da cambiare, per sottrazione“.
Zinne viola e mouse in mano
La 43esima puntata di Tolleranza Zoro – quasi dieci minuti in versione estesa sul web. A pendolo tra Berlusconi e Pd, tra mammona e manifestazioni – tra zinne viola e mouse in mano. Lo presenta anche Diego sul suo blog, in un post dal titolo Malarazza (Modugno e Roy Paci la cantano, nel video): “Di bombe atomiche e pentiti, di popolo viola e mammona, di comunisti e ventunesimo secolo, per l’alternativa, per le dimissioni, per esserci”.
Più o meno tutto sul No-B Day dopo il No-B Day
Ma lo sai che i movimenti non hanno mai concluso niente? – Circolo Pd Purple Haze
Non so se definire o meno un movimento quello viola di sabato scorso, né ho mai pensato che potesse essere il popolo viola a costringere Berlusconi alle dimissioni. E però, dopo esserci interrogati per tanto tempo sull’incomprensibile torpore che per anni ha attanagliato l’opinione pubblica al cospetto delle gesta berlusconiane, ora che qualche fetta di popolo sembra episodicamente destarsi facendo lavorare gli anticorpi, non ci si può lamentare del fatto che ciò avvenga.
Di certo sabato c’era tanta gente, molta meno del milione vantato dagli organizzatori, molta di più dei 90mila zippati dalla questura, ma la gente era tanta. E quel che mi ha favorevolmente sorpreso era che si trattasse di gente per lo più priva di eccessi e meno etichettabile del prevedibile, allegramente consapevole, questo sì, di trovarsi al centro di un evento scomodamente anomalo. I tanti politici assiepati a vario titolo nel retropalco consegnavano ai presenti un’immagine plastica di ritardo, di affaticamento, di ricerca d’appigli per tornare credibilmente tra la gente che ormai, in varie forme e con risultati altalenanti, tende sempre più spesso a fare da sé. A cosa porterà in concreto tutto ciò, lo ignoro. Ma avendo solo margini di miglioramento, direi a niente di negativo.
[da il Riformista di sabato, anche sul blog di Zoro]
Più o meno tutto sul No-B Day prima del No-B Day
Caro Zoro, hai visto che Veltroni ha detto che sabato “più gente va, meglio è”? E pure Verini ha confermato l’orientamento veltroniano in un’intervista al Riformista. Sono molto contenta, e dispiaciuta che Bersani e i dalemiani restino a casa. Tu? – Circolo Pd Noi B Day
Sono contento anch’io delle parole di Veltroni, di quelle di Verini e di quelle di quei dirigenti di partito che sabato parteciperanno alla manifestazione. Tra le giravolte della Bindi, l’intervista di Letta di a da in con sul processo di Berlusconi, e la tarantella bersaniana sulla potabilità delle parole d’ordine della manifestazione, la sensazione di questi giorni è stata sempre più quella di un deja-vu. Le stesse cose, più o meno, avvennero prima della manifestazione di Piazza Navona di luglio 2008, quando soprattutto grazie all’assenza del Pd si liberò spazio per oratori poco rappresentativi dei tanti elettori del Pd comunque presenti. Prima di quella manifestazione Veltroni disse: “Non partecipiamo a manifestazioni che non abbiamo contribuito a promuovere e i cui contenuti non condividiamo. Non ci invitiamo a quelle degli altri. Se partecipiamo, visto che siamo un partito di una certa dimensione, discutiamo della piattaforma. Non manifestiamo a gratis”. Eccezion fatta per la gratuita questione del giusto compenso per manifestare, sono più o meno le parole usate da Bersani in questi giorni di vigilia del No-B Day.
Sono stato a Piazza Navona, e andrò a San Giovanni sabato, ragion per cui sono contento che Veltroni, e molti con lui, sembrino aver cambiato idea su questo genere di eventi. Se poi avessero il buon gusto di riconoscerlo, l’adesione sarebbe ancora più credibile e apprezzabile.
[altro sul No-B Day sul blog di Diego, sabato su Il Riformista]












